
Il castello di Labro, come feudo,
fa parte di quel gruppo di insediamenti fortificati, fondati per iniziativa
signorile tra il X e XI secolo sulle pendici sud-ovest delle montagne del
gruppo del Terminillo. Il merito della fondazione fu della famiglia Nobili.
Le fonti relative alla storia della
famiglia Nobili Vitelleschi, si basano sulle notizie fornite dall'archivio
di famiglia, dal manoscritto "Storia di Labro" del Notaio Ippolito Tabulazzi
(1630), dall'opera di Michele Michaeli "Memorie Storiche della città di Rieti
e dei paesi circonvicini" e dagli Archivi della storia d'Italia (Rieti).
Le origini della famiglia che fondò Labro sembrano essere Longobarde. Infatti "... diramazioni secondarie dei Conti dei Marsi e di Rieti furono i Signori delle terre Berardesche, dai quali derivano le famiglie dei Nobili di Labro, dei Castelli di Terni, degli Arroni e forse anche degli Alfani di Rieti" (Michaeli, Vol. II, pag. 169). I Conti dei Marsi e di Rieti erano diramazioni dei Longobardi Duchi di Spoleto. Nell'anno 956, i Signori di Labro ricevettero dall'Imperatore Ottone I lo stemma con l'aquila coronata e il pesce (simbolo del dominio dei loro torrioni sui laghi e sui fiumi) e l'investitura di 12 castelli (feudi) fra i quali Labro (Tabulazzi, pag. 44).
Le notizie sulle prime 5 generazioni non sono genealogicamente chiare e per questo se ne riportano soltanto i nomi più rappresentativi: Arrone, Ercole, Corrado Berardo II, Pandolfo, citato quest'ultimo, per la sua morte in battaglia, nel 1265, al seguito di re Manfredi (Tabulazzi, pag. 98).
In seguito, a partire da Sinibaldo Signore di Labro (1220), attraverso documenti quali gli "Instrumenta" (Archivio Nobili Vitelleschi, Labro) si è potuto stabilire la genealogia della famiglia fino ai nostri giorni.
Il cognome Nobili deriva dal soprannome con il quale venivano designati i Signori di Labro: i nobili di Labro, appunto. Dalla metà del XIV alla fine del XVII secolo i Nobili di Labro ricoprirono cariche pubbliche nel governo della città di Rieti.
L'incastellamento di Labro si
componeva di una grande torre quadrata, molto alta, intorno alla quale si
era sviluppato un borgo, circondato dalla strada di arroccamento a sua volta
protetta dalle mura, con altre sette torri, posti di guardia e strutture di
vario genere.
Su parte delle fondamenta della torre fu costruita, nel 1498, una piccola chiesa, dal bellissimo portale, che ancora oggi si può ammirare nella parte più alta di Labro.
Alla famiglia de' Nobili rimase la parte esterna dell'incastellamento: le mura, le torri, i posti di guardia. Decisero, allora, di adattare quegli ambienti per farne il loro palazzo, che la famiglia avrebbe abitato fino ai giorni nostri.
Nel 1575 Girolamo de' Nobili sposò Virginia Vitelleschi. Alla morte del nipote Sante, figlio di suo fratello Marcantonio, Virginia rimase l'ultima del suo nome. A richiesta dei familiari più anziani, i figli di Girolamo e di Virginia aggiunsero al cognome Nobili il cognome Vitelleschi e unirono lo stemma con l'aquila e il pesce (Nobili) a quello con i gigli e i vitelli (Vitelleschi).
L'atto che sanziona ufficialmente l'unione dei cognomi e degli stemmi è conservato negli archivi capitolini. Una copia autentica si trova nell'Archivio Nobili Vitelleschi, in Labro.













