
Itinerari d'arte & storia
”Un passato di forte isolamento ha custodito intatto un patrimonio di grande cultura e di arte, pronto a concedersi al visitatore senza riserve, ma preservando le radici del suo passato”.
Ritrovamenti di valore archeologico di insediamenti protostorici avvenuti vicino a Labro attestano come, prima del parziale prosciugamento del Lacus Velinus, avvenuto in epoca romana, le popolazioni si rifugiavano sulle colline per sfuggire al clima malsano. Labro appare per la prima volta nelle cronache quando, nel 956, re Ottone riunì tutti gli insediamenti sorti nel circondario: è l’inizio dell’era feudale e della storia del paese.
La particolare posizione di confine tra papato ed impero ne fece un terreno di scontri tra guelfi e ghibellini, che si protrassero fino al 1377 anche se solo nel 1476, con bolla papale, venne tolta la scomunica ai De’ Nobili signori di Labro, a patto che alla “torre altissima”, nell’arroccamento nella parte alta del paese, si sostituisse un campanile e alla sala d’armi una chiesa. Ai Nobili rimase il titolo e la sola cinta muraria esterna, sulla quale fu ristrutturato l’odierno Palazzo Forte. Le restanti parti del castello furono demolite o modificate.
La struttura portante del paese, si apre seguendo il corso del sole, l’abitato degrada dalla sommità del colle per fasce ben delimitate.
La prima, più antica, è quella del castello e della torre, orientato verso est; quindi si incontra la fascia dei palazzi nobiliari, cui segue la fascia delle case della gente comune. Questa fisionomia, disegnata dalle esigenze del tempo, è passata indenne attraverso la storia, per arrivare intatta ai giorni nostri.
Si riesce, con l’immaginario, a sentire ancora il mormorio, le voci e i suoni delle botteghe degli antichi mestieri e non ci si meravigli se da una delle tante cordonate si scorge una dama o un’arciere; siete a Labro antico borgo medioevale e non avete più nulla che vi riporti al presente. Qui potrerste anche desiderare di non tornare più indietro.










